di Redazione
Intanto, sul fronte diplomatico regionale, il segretario di Stato americano Marco Rubio partecipa ai colloqui tra Israele e Libano, ospitando a Washington un incontro tra gli ambasciatori dei due Paesi.
Il blocco navale minacciato da Donald Trump contro la Repubblica islamica prende forma nello stretto di Stretto di Hormuz, trasformando una minaccia in realtà operativa. A garantire lo stop sono quindici navi statunitensi, in una delle rotte energetiche più sensibili del pianeta, aprendo un capitolo inedito e carico di incognite nel conflitto mediorientale.
Il segnale è immediato: la prima imbarcazione a transitare è una portacontainer diretta a Dubai, mentre una petroliera cinese ha attraversato il passaggio per entrare nel Golfo dell’Oman. Movimenti che mostrano come, nonostante la tensione, il traffico commerciale tenti di adattarsi al nuovo scenario militare.
Sul piano diplomatico, dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad, Trump sostiene che Teheran abbia riaperto al dialogo: “Ci hanno chiamato, vogliono un accordo”. Un’affermazione che suggerisce spiragli negoziali, ma che si inserisce in un contesto di pressione crescente. L’Europa guarda con preoccupazione all’evolversi della crisi. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito la possibile chiusura dello stretto “un danno”, presentando contestualmente un piano energetico per fronteggiare l’emergenza, ma escludendo una sospensione del Patto di stabilità.
L’allarme è condiviso dalle principali istituzioni economiche globali: Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Agenzia Internazionale dell’Energia avvertono che l’impatto della guerra colpirà in modo sproporzionato i Paesi importatori di energia, con un inevitabile rialzo dei prezzi di petrolio, gas e fertilizzanti. Da Teheran, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf rilancia la minaccia economica: “Rimpiangerete i 4-5 dollari a gallone”, evocando un’escalation dei prezzi energetici che potrebbe travolgere i mercati globali.
Intanto, sul fronte diplomatico regionale, il segretario di Stato americano Marco Rubio partecipa ai colloqui tra Israele e Libano, ospitando a Washington un incontro tra gli ambasciatori dei due Paesi. L’obiettivo è avviare negoziati diretti, in un momento in cui la crisi nello stretto di Hormuz rischia di allargare ulteriormente il perimetro del conflitto.
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